SCATTI DAL PASSATO "Mens sana in corpore sano", afferma un motto latino. Al di sopra di ogni altra ideologia storico-politica, questa sembra l'idea base che corre come un leitmotiv attraverso le opere incluse nella mostra Berlino 1936 di Gian Marco Montesano a Pietrasanta. Appare elogio ad una semplice quotidianità, che esalta le piccole gioie della vita e la soddisfazione degli atleti nel celebrare lo sport con grande passione e assoluta dedizione, sono immagini documentarie di figure esemplari e statuarie, modelli di bravura e perfezione, che però, nonostante le loro meritevoli prodezze, rimangono sempre anonimi. Sono situazioni "sottovuoto" senza possibilità di modifica, in cui l'eventuale azione descritta resta estranea all'osservatore, che non può e non riesce a venire coinvolto dalla scena. Questa presa di distanza dalla realtà, con relativo senso del vuoto e dell'impalpabile, viene ancora più accentuata dall'effetto monocromo dei colori sulla tela, come una fotografia in bianco e nero, che aspetti solo un accenno di colore apportato a mano per entrare in comunicazione con noi, per passare dallo straniamento di una Storia deconsensualizzata ad una Storia fatta di storie vere, vissute nella drammaticità dell' hic et nunc. L'astratta esemplarità di questi campioni acquista forza grazie ad una onnipresente memoria collettiva, ricordata o riportata che sia. é una celebrazione di un tempo che non c'è, che forse è stato, ma di cui non abbiamo certezza, ma che sicuramente non si ripeterà a patto che se ne conservi una consapevole memoria: è una dimensione sospesa, irreale nella sua rappresentazione di una realtà immaginata. Ed è così che si trasforma in elemento artistico, in un linguaggio altro, ma universale, onnicomprensibile. E qui risiede la bravura di Gian Marco Montesano, che in questa stagione, grazie a Della Pina Arte Contemporanea, presenta queste sue tele nelle sale dello storico Chiostro di Sant'Agostino. Pietrasanta, dicembre 2006 L' ASSESSORATO ALLA CULTURA " BERLINO 1936 " Vi sono date e città che non si possono dimenticare. Berlino, capitale tedesca, simbolo della potenza delirante del nazismo ma anche simbolo di modernità innovazione, tempio dell'architettura tra ottocento e novecento. La data, 1936, sta a ricordare le più famose Olimpiadi della storia. Un organizzazione perfetta, una folla delirante, un' immagine di forze e giovinezza che Hitler voleva dare al mondo intero: tutto questo fa parte dell'immaginario del secolo scorso. Le Olimpiadi rese celebri da Leni Rifensthal e dal suo celebre film, ma anche le olimpiadi in cui si celebrava il mito della razza ariana, messo in crisi dalla prestazione di Jesse Owens sui 100 metri piani. La storia e le storie che Gian Marco Montesano racconta fanno parte di un vero e proprio monumento al Novecento e Berlino nel 1936 è certamente un luogo privilegiato per cogliere particolari di un secolo che è stato definito "breve", per mettere in risalto la quantità di eventi, spesso contradditori, che vi si sono agiati. La pittura dell'artista originario di Torino, è un'analisi di immagini che tutti sentiamo di conoscere , o di riconoscere. La sua creatività attinge da foto, film, giornali, da quell'immensa rappresentazione mediatica che proprio le dittature, Nazismo, Fascismo e Stalinismo, hanno così bene saputo usare per 4 fini propagandistici. In una ventina di quadri, spesso di grandi dimensioni, Montesano scandisce un percorso visivo esemplare. Una storia nella Storia, un inno allo sport che è rappresentazione dell'ideologia , ma anche un inno alla gioventù dei protagonisti. La stessa gioventù che il Novecento in quegli anni stava rapidamente perdendo, per trovarsi di fronte al baratro della Seconda Guerra Mondiale. Gian Marco Montesano è uno dei più famosi artisti italiani, ed è caposcuola di una pittura figurativa asciutta, che evita spesso anche ogni sentimentalismo o emozione legata al colore. I suoi quadri in bianco e nero sono una inesauribile galleria di immagini, quasi i fotogrammi di quel " Cinema Italia" che lui ha sempre sostenuto di voler raccontare. I suoi quadri legati alla storia, ai grandi dittatori, alle ideologie sconfitte dalla " fine della storia" della globalizzazione e del capitalismo come unico sistema economico del pianeta, è qualcosa di unico nel panorama mondiale. La sua scelta di affrontare, seppur con ironia, le catastrofi e nel contempo, le piccole storie che hanno illuminato il Novecento, rifiuta ogni nostalgia, ma sa dare un senso e un valore al tempo passato. Montesano ha partecipato alla Biennale di Venezia ed è stato invitato per due volte alla Quadriennale di Roma. Vi sono date e città che non si possono dimenticare. Berlino, capitale tedesca, simbolo della potenza delirante del nazismo ma anche simbolo di modernità innovazione, tempio dell'architettura tra ottocento e novecento. La data, 1936, sta a ricordare le più famose Olimpiadi della storia. Un organizzazione perfetta, una folla delirante, un'immagine di forze e giovinezza che Hitler voleva dare al mondo intero: tutto questo fa parte dell'immaginario del secolo scorso. Le Olimpiadi rese celebri da Leni Rifensthal e dal suo celebre film, ma anche le olimpiadi in cui si celebrava il mito della razza ariana, messo in crisi dalla prestazione di Jesse Owens sui 100 metri piani. La storia e le storie che Gian Marco Montesano racconta fanno parte di un vero e proprio monumento al Novecento e Berlino nel 1936 è certamente un luogo privilegiato per cogliere particolari di un secolo che è stato definito "breve", per mettere in risalto la quantità di eventi, spesso contradditori, che vi si sono agiati. La pittura dell'artista originario di Torino, è un'analisi di immagini che tutti sentiamo di conoscere , o di riconoscere. La sua creatività attinge da foto, film, giornali, da quell'immensa rappresentazione mediatica che proprio le dittature, Nazismo, Fascismo e Stalinismo, hanno così bene saputo usare per 4 fini propagandistici. In una ventina di quadri, spesso di grandi dimensioni, Montesano scandisce un percorso visivo esemplare. Una storia nella Storia, un inno allo sport che è rappresentazione dell'ideologia , ma anche un inno alla gioventù dei protagonisti. La stessa gioventù che il Novecento in quegli anni stava rapidamente perdendo, per trovarsi di fronte al baratro della Seconda Guerra Mondiale. Gian Marco Montesano è uno dei più famosi artisti italiani, ed è caposcuola di una pittura figurativa asciutta, che evita spesso anche ogni sentimentalismo o emozione legata al colore. I suoi quadri in bianco e nero sono una inesauribile galleria di immagini, quasi i fotogrammi di quel " Cinema Italia" che lui ha sempre sostenuto di voler raccontare. I suoi quadri legati alla storia, ai grandi dittatori, alle ideologie sconfitte dalla " fine della storia" della globalizzazione e del capitalismo come unico sistema economico del pianeta, è qualcosa di unico nel panorama mondiale. La sua scelta di affrontare, seppur con ironia, le catastrofi e nel contempo, le piccole storie che hanno illuminato il Novecento, rifiuta ogni nostalgia, ma sa dare un senso e un valore al tempo passato. Montesano ha partecipato alla Biennale di Venezia ed è stato invitato per due volte alla Quadriennale di Roma. Vi sono date e città che non si possono dimenticare. Berlino, capitale tedesca, simbolo della potenza delirante del nazismo ma anche simbolo di modernità innovazione, tempio dell'architettura tra ottocento e novecento. La data, 1936, sta a ricordare le più famose Olimpiadi della storia. Un organizzazione perfetta, una folla delirante, un'immagine di forze e giovinezza che Hitler voleva dare al mondo intero: tutto questo fa parte dell'immaginario del secolo scorso. Le Olimpiadi rese celebri da Leni Rifensthal e dal suo celebre film, ma anche le olimpiadi in cui si celebrava il mito della razza ariana, messo in crisi dalla prestazione di Jesse Owens sui 100 metri piani. La storia e le storie che Gian Marco Montesano racconta fanno parte di un vero e proprio monumento al Novecento e Berlino nel 1936 è certamente un luogo privilegiato per cogliere particolari di un secolo che è stato definito "breve", per mettere in risalto la quantità di eventi, spesso contradditori, che vi si sono agiati. La pittura dell'artista originario di Torino, è un'analisi di immagini che tutti sentiamo di conoscere , o di riconoscere. La sua creatività attinge da foto, film, giornali, da quell'immensa rappresentazione mediatica che proprio le dittature, Nazismo, Fascismo e Stalinismo, hanno così bene saputo usare per 4 fini propagandistici. In una ventina di quadri, spesso di grandi dimensioni, Montesano scandisce un percorso visivo esemplare. Una storia nella Storia, un inno allo sport che è rappresentazione dell'ideologia , ma anche un inno alla gioventù dei protagonisti. La stessa gioventù che il Novecento in quegli anni stava rapidamente perdendo, per trovarsi di fronte al baratro della Seconda Guerra Mondiale. Gian Marco Montesano è uno dei più famosi artisti italiani, ed è caposcuola di una pittura figurativa asciutta, che evita spesso anche ogni sentimentalismo o emozione legata al colore. I suoi quadri in bianco e nero sono una inesauribile galleria di immagini, quasi i fotogrammi di quel " Cinema Italia" che lui ha sempre sostenuto di voler raccontare. I suoi quadri legati alla storia, ai grandi dittatori, alle ideologie sconfitte dalla " fine della storia" della globalizzazione e del capitalismo come unico sistema economico del pianeta, è qualcosa di unico nel panorama mondiale. La sua scelta di affrontare, seppur con ironia, le catastrofi e nel contempo, le piccole storie che hanno illuminato il Novecento, rifiuta ogni nostalgia, ma sa dare un senso e un valore al tempo passato. Montesano ha partecipato alla Biennale di Venezia ed è stato invitato per due volte alla Quadriennale di Roma. Vi sono date e città che non si possono dimenticare. Berlino, capitale tedesca, simbolo della potenza delirante del nazismo ma anche simbolo di modernità innovazione, tempio dell'architettura tra ottocento e novecento. La data, 1936, sta a ricordare le più famose Olimpiadi della storia. Un organizzazione perfetta, una folla delirante, un'immagine di forze e giovinezza che Hitler voleva dare al mondo intero: tutto questo fa parte dell'immaginario del secolo scorso. Le Olimpiadi rese celebri da Leni Rifensthal e dal suo celebre film, ma anche le olimpiadi in cui si celebrava il mito della razza ariana, messo in crisi dalla prestazione di Jesse Owens sui 100 metri piani. La storia e le storie che Gian Marco Montesano racconta fanno parte di un vero e proprio monumento al Novecento e Berlino nel 1936 è certamente un luogo privilegiato per cogliere particolari di un secolo che è stato definito "breve", per mettere in risalto la quantità di eventi, spesso contradditori, che vi si sono agiati. La pittura dell'artista originario di Torino, è un'analisi di immagini che tutti sentiamo di conoscere , o di riconoscere. La sua creatività attinge da foto, film, giornali, da quell'immensa rappresentazione mediatica che proprio le dittature, Nazismo, Fascismo e Stalinismo, hanno così bene saputo usare per 4 fini propagandistici. In una ventina di quadri, spesso di grandi dimensioni, Montesano scandisce un percorso visivo esemplare. Una storia nella Storia, un inno allo sport che è rappresentazione dell'ideologia , ma anche un inno alla gioventù dei protagonisti. La stessa gioventù che il Novecento in quegli anni stava rapidamente perdendo, per trovarsi di fronte al baratro della Seconda Guerra Mondiale. Gian Marco Montesano è uno dei più famosi artisti italiani, ed è caposcuola di una pittura figurativa asciutta, che evita spesso anche ogni sentimentalismo o emozione legata al colore. I suoi quadri in bianco e nero sono una inesauribile galleria di immagini, quasi i fotogrammi di quel " Cinema Italia" che lui ha sempre sostenuto di voler raccontare. I suoi quadri legati alla storia, ai grandi dittatori, alle ideologie sconfitte dalla " fine della storia" della globalizzazione e del capitalismo come unico sistema economico del pianeta, è qualcosa di unico nel panorama mondiale. La sua scelta di affrontare, seppur con ironia, le catastrofi e nel contempo, le piccole storie che hanno illuminato il Novecento, rifiuta ogni nostalgia, ma sa dare un senso e un valore al tempo passato. Montesano ha partecipato alla Biennale di Venezia ed è stato invitato per due volte alla Quadriennale di Roma. VALERIO DEHO' COMUNICATO STAMPA Giovani atleti intenti, ciascuno, nella propria disciplina. Corpi scultorei, flessuosi ed eleganti, vibranti di energia che si muovono sul campo di gara, pronti alla conquista del podio. Così Gian Marco Montesano ci racconta Berlino 1936. Venti opere di grandi dimensioni per rivivere le emozioni delle famose olimpiadi in cui Jesse Owens vinse ben 4 ori trionfando sui 100 metri piani. Molti i volti noti ritratti dall'artista, tra i quali Ondina Valla, la prima donna italiana a vincere un oro olimpico (80 metri ostacoli). La mostra Berlino 1936, curata da Valerio Dehò, è promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta (LU), in collaborazione con Della Pina Artecontemporanea, dal 7 dicembre 2006 al 4 febbraio 2007 nelle sale del Chiostro di Sant'Agostino. Attraverso venti opere di grandi dimensioni, Montesano scandisce un percorso visivo esemplare. Un inno allo sport, ma anche un inno alla gioventù dei protagonisti. La stessa gioventù, bella e vitale, ignara che di lì a poco sarebbe stata tristemente sacrificata alla Seconda Guerra Mondiale. Le storie raccontate da Gian Marco Montesano fanno parte di un vero e proprio monumento al Novecento e Berlino nel 1936 è certamente un luogo privilegiato per cogliere particolari di un secolo che è stato definito "breve", per mettere in risalto la quantità di eventi, spesso contradditori, che vi si sono agitati. La pittura dell'artista, originario di Torino, è un'analisi di immagini che tutti sentiamo di conoscere o riconoscere. La sua creatività attinge da foto, film, giornali. I suoi quadri in bianco e nero - olio su tela - sono una inesauribile galleria d'immagini, quasi fotogrammi di quel "Cinema Italia" che lui ha sempre sostenuto di voler raccontare. Gian Marco Montesano è caposcuola di una pittura figurativa asciutta, che evita spesso ogni sentimentalismo o emozione legata al colore. Con la sua scelta di affrontare, sia pure con ironia, le catastrofi e, nel contempo, le piccole storie che hanno illuminato il secolo appena trascorso, Montesano sa dare un senso e un valore al tempo passato. "Nel percorso dedicato da Pietrasanta all'arte contemporanea e ai suoi linguaggi più significativi - afferma l'assessore alla cultura Daniele Spina - non poteva mancare Gian Marco Montesano. Una mostra importante, che, con un approccio diretto di taglio cinematografico, rilegge una famosa pagina del Novecento. Un saggio storico terribilmente geniale nella contrapposizione dell'ignara spensieratezza giovanile alle sofferenze e allo strazio imminente. Un monito a non dimenticare per non dover rivivere". |