Dalla simbologia al mito Come in un tempio antico, la mostra di Girolamo Ciulla nella Chiesa di Sant'Agostino di Pietrasanta celebra la sacralità della terra e dei suoi simboli. Il travertino emana il calore del sole attraverso le sue sculture, che dominano ieratiche lo spazio. Rappresentazioni della dea Cerere, fitti intrecci lapidei di spighe di grano, il caprone, l'asinello, tutto riporta a quella Sicilia del mito e della tradizione, terra di origine dell'artista. Dominante è la figura del coccodrillo, che da protagonista o come elemento integrante nelle varie composizioni, s'impone sia con effetto apotropaico che catalizzatore. Nella mitologia egiziana, il coccodrillo Sobek, sorto dalle acque primordiali, veniva invocato come il toro dei tori, grande essere maschio, dio della fecondità, a un tempo acquatico, ctonio e solare: lo si vedeva uscire dalle acque al mattino, e divorare i pesci, considerati i nemici del sole. Gli occhi del coccodrillo indicano il levare del giorno, le sue fauci l'omicidio, la sua coda le tenebre e la morte. Qui, apparentemente innocuo, attira lo spettatore, che però segretamente, mentre gli si avvicina, lo teme. Questo grazie alle linee nette ed essenziali delle figure di Ciulla, che con grande sobrietà ed inventiva propone soluzioni completamente nuove ed originali, presentando, tra l'altro, anche il "grattacielo siciliano". L'amore ed il rispetto per la sua terra lo portano ad esaltarla simbolicamente, magnificandola attraverso la resa immediata di alcuni elementi pregnanti della cultura legata al ritmo e al luogo della ciclicità delle colture. La fatica della quotidianità e la glorificazione del suo risultato emergono spontanee da queste sculture quasi mitologiche, specialmente grazie al sapiente gioco di luci ed ombre che l'artista riesce a rendere. é un onore poter presentare nella Chiesa di Sant'Agostino le sculture di Girolamo Ciulla, che, dall'atavico al contemporaneo, racchiudono il senso di perpetuità del tempo, in cui l'incessante affannarsi degli uomini sembra perdere la pesantezza della caducità della vita, che qui invece ritorna eterna e immutabile. Pietrasanta, aprile 2006 L'ASSESSORATO ALLA CULTURA |