Franco Gentilini
Opere 1927-1981

inaugurazione:
esposizione: dal 13 luglio al 24 agosto
luogo: Sala dei Putti e del Capitolo, Chiostro di S.Agostino - Pietrasanta
orario: 18,00 Ð20,00 / 21,00-24,00 / lunedì chiuso

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not_found Franco Gentilini
Luciana a Marrakech, 1971
acquerello
23x14 cm


not_found Franco Gentilini
La Giuditta, 1970
matita sanguigna e Conté rosso
109x71 cm


not_found Franco Gentilini
Luciana indisposta, 1970
matita e sanguigna
28x21 cm


not_found Franco Gentilini
Piazza dei Miracoli, 1978
tempera su carta intelata
30x24 cm


not_found Franco Gentilini
Omaggio a Raffaele Carrieri, 1965
olio su cartone sabbiato e intelato
40,5x31,5 cm


not_found Franco Gentilini
S. Fermo, 1962
olio su tela sabbiata
50x30 cm


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biografia not_found not_found critica not_found
  PRESENTAZIONE

LÕAssessore alla Cultura, Massimiliano Simoni, e il Comune di Pietrasanta sono onorati di presentare Franco Gentilini. Opere 1927-1981, mostra personale di dipinti, disegni e litografie. La mostra organizzata dallÕAssessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta in collaborazione con Guastalla Centro Arte di Livorno e lo Studio Guastalla di Milano, si terrà nelle Sale dei Putti e del Capitolo del Chiostro di SantÕAgostino di Pietrasanta dal 13 luglio al 24 agosto 2003 e sÕinaugurerà con la partecipazione di Luciana Giuntoli, vedova dellÕartista, domenica, 13 luglio 2003 alle ore 18,00. LÕesposizione è accompagnata da elegante catalogo con presentazione di Nicola Micieli, edito da Edizioni Graphis Arte di Livorno.


Così Franco Gentilini parla di se stesso: "Forse, da bambini, inconsciamente, costruiamo il nostro destino di uomini. Non so quale sia il ÔmomentoÕ in cui balena, sia pure larvatamente, quella che poi diventerà una vocazione e da quali remote cause essa viene fino a noi. Io, fin da ragazzo, ho avuto il spiccato senso dellÕosservazione della realtà. Mi attraevano le architetture dei palazzi e le cattedrali; le une e le altre esercitavano su me un forte potere di suggestione e di fascino, insoliti in unÕetà in cui si è portati verso altre predilezioni. Ero addirittura affascinato dal gioco prospettico delle facciate delle cattedrali e dalle grafie simboliche dei segni; dagli armoniosi ricami gotici e romanici dei palazzi. Ho trascorso chissà quante ore, così, a inseguire, a mia insaputa, quella che poi sarebbe divenuta la mia vocazione di pittore. Avessi minimamente sospettato allora che proprio quelle architetture e quelle cattedrali sarebbero diventate i temi preferiti della mia pittura! Solo che alla simbologia che mi suggerivano da ragazzo a poco a poco vi ho sostituito le immagini e le emozioni che solo una loro dimensione umana può suggerire quale antitesi di ÔGrandeur et MisèreÕ.

Al contrario, nel dipingere i grandi ÔnudiÕ e le ÔfigureÕ, alle immagini e alle emozioni ho sostituito i ÔsimboliÕ, quasi a suggerire, questa volta, un rapporto plastico tra idee di bellezza e idee di poesia che si richiamano ad una civiltà remota. Non ho voluto cioè soffermarmi allÕapparenza esteriore bensì ho voluto cogliere lÕessenza di un dato psicologico. Se, infatti, per un attimo immaginiamo di vedere tuttÕinsieme quei ÔnudiÕ e quelle ÔfigureÕ possono benissimo far ricordare i frontoni delle cattedrali romaniche a moÕ di allegorie: volti e corpi di pietra su cui cÕè come unÕombra di freddo che li salvaguarda dalla fragilità dei sentimenti umani e li consegna quali prototipi del nostro tempo ad un futuro remoto." (Premessa al volume Franco Gentilini/Antologia della Critica, a cura di Carlo Giacomozzi, Edizioni Rari Nantes, Roma 1984).