|
LÕAssessore alla Cultura, Massimiliano Simoni, e il Comune di Pietrasanta, sono lieti di presentare Mara Moschini: Genesi, mostra personale di scultura dellÕartista pietrasantese. La mostra, che si terrà nella Sala delle Grasce dal 3 al 25 maggio 2003, sÕinaugurerà con la partecipazione dellÕartista, sabato, 3 maggio 2003 alle ore 18,00, e sarà corredata da elegante catalogo. Così commenta lÕAssessore alla Cultura Massimiliano Simoni: "Forti ed intense sono le emozioni racchiuse nelle forme delle sculture di Mara Moschini, che nella loro grande espressività si sentono quasi inadeguate a contenere, nei loro esili corpi dagli arti lunghi e magri, spesso accovacciate, la trasposizione dei sentimenti che ne dà lÕartista. Sono sculture dalle linee essenziali, dirette, dai volti scarni riempiti da grandi occhi spalancati verso lÕesterno, che talvolta sembrano comunicarci un profondo senso di attesa, ricercata risposta a quesiti non risolti, una meditazione che rasenta la solitudine. Corpi dalle grandi mani e piedi, più simbolici che veritieri, quasi accusassero, con il peso della vita, un intricato tormento interiore, che si scontra con il razionalismo degli alti scranni o altre strutture che li contengono. Grande è la sensibilità di Mara Moschini che traspare attraverso le sue creazioni, a volte bloccate in caravaggesche urla silenti, altre protette in pesanti e ampi panneggi, altre ancora emergenti dalla materia stessa, quasi liberandosene per poter cominciare a ÔvivereÕ senza peso. Il peculiare linguaggio personale dellÕartista è arricchito da diversi simbolismi, il primo dei quali è probabilmente il frequente ricorrere alla figura della scimmia, simbolo tibetano della coscienza, che spesso nellÕarte dellÕEstremo Oriente è anche quello della saggezza e del distacco, ed in generale simbolo delle attività dellÕinconscio. Come un prezioso cofanetto, la Sala delle Grasce contiene le sculture di Mara Moschini, svelandocene la bellezza ed i misteri." Lodovico Gierut, critico dÕarte: "LÕesposizione di Mara Moschini risponde in pieno a quel suo percorso creativo nato dalle sue esperienze professionali, per condurci con certezza nel cuore delle sue scelte tematiche, non ultima quella della ÔFolliaÕ, già percorsa dalla versatilità di Pietro Annigoni e di Lorenzo Viani. LÕaver voluto entrare perentoriamente nel Ômestiere della sculturaÕ, ha avuto un ruolo non indifferente nel suo iter artistico, con soggetti legati in molti casi alle giovani generazioni: i giovani nelle loro solitudini e sogni, i giovani con le attese, le problematiche e gli interrogativi quotidiani. Ne sono degna rappresentazione ed interpretazione, figure dove le mani ed i piedi sono espressi in maniera accentuata, proprio per enfatizzare il desiderio di fare e di andare e di scoprire. Tra le opere di Mara lÕatteggiamento del Pettegolo rende in pieno la curiosità, e unÕaltra opera dove ancora un giovane guarda lontano, nella proiezione di molteplici pensieri, ottimizzati peraltro da una Testa dove è messo in evidenza il Ôprincipe delle scimmieÕ: il ragazzo va verso il futuro, ma lÕelemento interiore dice ancora che è sul crinale del divenire. Mara, sempre coerente, si presenta indifferentemente con una Maternità, o con una Torre, o con figure stilizzate dÕun Imprigionato, dÕun Guerriero, o con lo splendido marmo dal titolo Le Tre Età dellÕUomo. Non cÕè incertezza nel passo che ne segue un altro, ben resa dalla stessa nudità del Ragazzo sulla Piaggia che sÕaccosta a quello spazio-rivelazione, per chiarire ulteriormente un tema risolto con accuratezza ed equilibrio. Mara conduce dunque un discorso socio-culturale coraggioso e vincente, ottenuto grazie ad un lavoro silenzioso e costante, che lÕha portata ad ottenere quei risultati che tutti noi possiamo oggi ammirare. CÕè una semplicità disarmante nei marmi, nelle terrecotte e nei bronzi tramite i quali ella ci propone un racconto per immagini dove il reale si fonde ad un lirismo sottilmente malinconicoÉ" Dr. Paolo Pelù, storico medievalista: "é questo il titolo di immenso peso, che evoca lÕAntico Testamento e il Pentateuco, che Mara propone per questa sua nuova mostra, per questa sua nuova fatica. Ella certamente conosceva la grande responsabilità che lÕattendeva: riuscire ad esprimere - attraverso la plasmazione della materia Ð il più grande mistero dellÕumanità, quello della sua origine e della successiva evoluzione. Per riuscire nellÕintento, Mara segue la tradizione scientifica più accreditata, quella di Darwin: il risultato è più cerebrale che fisico e riesce a colpire nel profondo chi vive soprattutto di spiritualità. Non solo, Mara lancia a chi intendere sa un alto grido di speranza, se non di certezza: che lÕevoluzione continui fino alla perfezione, anche se quella assoluta è, per dogma, propria di Dio solo." |